Accademia Itinerante di Tango Argentino
Juan D'Arienzo, el Rey del compás

D’Arienzo, el Rey del compás

Era il 1936 quando Juan D’Arienzo (Buenos Aires, 1900), dall’ emittente di Radio El Mundo, irrompeva sulla scena del panorama musicale tanguero dando inizio alla sua popolarità indiscussa che gli valse, fin da subito, l’appellativo de “El Rey del compás” (il re del ritmo). Figlio di una coppia di emigranti italiani stabilitisi in Argentina, a differenza della maggioranza degli artisti di tango, Juan proveniva da una classe sociale agiata e divenne musicista contro il volere dei suoi genitori che desideravano per lui una carriera in legge.

Violinista di formazione, fino alla sua prima maturità intorno ai 35 anni, svolse un’attività di musicista prevalentemente di teatro, facendo cioè parte di quelle orchestrine un po’ anonime che accompagnavano musicalmente l’avanspettacolo (sainetes) o le riviste di teatro leggero. In questo periodo suo amico e collega era il pianista Angel D’Agostino, altra figura chiave del tempo che verrà molto amato dai ballerini di tango.

Lo scenario che si presentava a metà degli anni Trenta nell’ambito della musica rioplatense (Uruguay e Argentina) era caratterizzato dalla presenza di due correnti: quella conservatrice (Firpo e Canaro) e quella evoluzionistica (De Caro e seguaci). Entrambe queste due correnti, sia pur con differenze di qualità musicale, avevano assunto una pulsazione ritmica abbastanza lenta. Inoltre sempre maggiore spazio andava acquisendo il ruolo del cantante, tanto che per ascoltare le belle voci e le preziosità degli accompagnamenti strumentali e ritmici del estilo pausado (stile con pausa) professato da i “decareani” (seguaci di De Caro), la gente aveva finito per rimanere seduta ai bordi della pista ad ascoltare.

Il 1935 è, però, l’anno cruciale del tango: la tragica morte di Gardel (nel rogo di un aereo fermo sulla pista di Medellin, Colombia) avrebbe potuto portare alla celebrazione dei funerali del tango se qualcuno non avesse creato le premesse per uno di quei sussulti che gli hanno ridato vita. In quello stesso anno, D’Arienzo inserisce nella sua orchestra il pianista Rodolfo Biagi e fu come se la pista avesse ricominciato a pulsare invasa dai ballerini e il suo successo era ormai siglato nella storia. Il cambiamento consistette semplicemente nel fatto che il pianista dell’orchestra aveva imposto un ritmo molto più serrato di quello a cui si era abituati, si stava dunque soltanto tornando al compas, al ritmo veloce dei primi tanghi di Villoldo (autore de El Choclo) e della guardia vieja (vecchia guardia) attraverso lo stile bien marcado (ben marcato).  Il ritmo più serrato era sottolineato dallo staccato del pianoforte o da arrangiamenti che prevedevano l’uso del violino in quarta corda (che da un suono più grave come quello di una viola o di un violoncello) e le variazioni finali della coppia di bandoneones, vera punta di diamante dell’orchestra. Spesso dal punto di vista musicale i brani risultavano omogenei, piatti o privi di originalità, ma il grande merito di D’Arienzo fu quello di riportare il tango ai piedi dei ballerini, accompagnandoli con ritmi facilmente riconoscibili, per lui il tango era soprattutto ritmo, nerbo, forza e carattere.

L’orchestra di D’Arienzo, inoltre, fu una delle prime ad avere tra le sue fila il cantante detto estribillista (stornellista), cioè un cantante che interpretava una sola strofa o ritornello (estribillo) nel mezzo della canzone, una consuetudine che andrà di moda durante gli anni ’30. Tra i cantanti che ne fecero parte annoveriamo Carlos Dante, Francisco Fiorentino e l’uruguayano Walter Cabral specialisti come estribillistas, mentre Alberto Echagüe fu il più longevo. Altri cantanti furono anche Hector Mauré, Armando Laborde, Mario Bustos, Jorge Valdés, Carlos Casares e Osvaldo Ramos.

Tra le interpretazioni più conosciute e di successo i tanghi La Cumparsita, Felicia , Hotel Victoria, Rodriguez Peña, Derecho Viejo, Don Juan, Nueve de Julio, Pensalo Bien, El Flete e altri. D’ Arienzo, inoltre fu anche consacrato come il re della milonga, la più famosa La Puñalada che vanta il record per numero di incisioni vendute per questo genere musicale. Di diverso respiro sono invece le registrazioni degli anni Cinquanta in cui l’orchestrazione acquista più inventiva e interesse, negli arrangiamenti si cominciano a sentire pause e sospensioni che stemperano in parte questa specie di ossessione ritmica. È interessante conoscere il pensiero di D’Arienzo sull’orchestra e sul fenomeno –tango a lui contemporaneo: “ La base della mia orchestra è il pianoforte. Lo considero insostituibile. Quando il mio pianista Polito si ammala, lo rimpiazzo con Jorge Dragone. Inoltre il violino in quarta corda mi sembra un elemento essenziale. Deve suonare come una viola o un violoncello. Del mio gruppo fanno parte il piano, il contrabasso, cinque violini. Cinque bandoneones e tre cantanti. Mai meno di così. Sono arrivato a utilizzare, per qualche registrazione, fino a dieci violini”.

“A mio modo di vedere, il tango è soprattutto ritmo, nerbo, forza e carattere. Il tango antico, quello della guardia vieja, aveva tutto ciò, e dobbiamo fare in modo che non lo perda mai. Avendolo dimenticato, il tango argentino è entrato in crisi qualche anno fa. Modestamente io ho fatto tutto il possibile per farlo risorgere. Secondo me, una buona parte di colpa della decadenza del tango è da ascrivere ai cantanti”. Le altre orchestre, visto il successo da lui ottenuto nei confronti dei ballerini, si sono più o meno adeguate a questo nuovo stile creando, così, le premesse per la grande stagione degli anni Quaranta. Paradossalmente sembra di poter affermare che in questo caso un atteggiamento conservatore, dichiaratamente rivolto al passato, senza alcun apporto tecnico di rilievo, è risultato essere l’elemento propulsore di una nuova e feconda fase nella storia del tango. Juan D’Arienzo è morto a Buenos Aires nel 1976.

Curiosità. nonostante la sua grande fama a livello internazionale, D’Arienzo non volle mai uscire fuori dal suo paese , neanche per volere dell’imperatore giapponese Hiroito (che, a detta dello stesso direttore, avrebbe mandato qualsiasi mezzo a prelevarlo, compreso un sottomarino!!!!). Il motivo era semplice: aveva paura di prendere l’aereo e al massimo prendeva il vaporetto per Montevideo, unica città che visitò all’infuori del suo paese!

Comments are closed.